Ariete, Toro, Gemelli: i dodici segni zodiacali sembrano così naturali da far pensare che siano sempre esistiti. In realtà, la storia dei segni zodiacali è un viaggio di quasi 3.000 anni attraverso culture e continenti, dagli osservatori del cielo di Babilonia agli studiosi greci, fino alla rubrica dell'oroscopo e all'interpretazione personale di oggi.
Da dove vengono i segni zodiacali?
I dodici segni zodiacali nascono in Mesopotamia, nel territorio dell'odierno Iraq. Gli studiosi babilonesi osservarono il cielo per secoli in modo sistematico e, intorno al V secolo a.C., divisero il percorso del Sole in dodici sezioni uguali di 30 gradi ciascuna: lo zodiaco. Molti dei nomi che usiamo oggi risalgono a costellazioni babilonesi ancora più antiche: il Toro, il Leone e lo Scorpione erano già allora tra le figure più significative del cielo.
Perché i segni sono esattamente dodici?
Per via della Luna: in un anno solare rientrano circa dodici cicli lunari, e l'astronomia babilonese si basava su un calendario di dodici mesi. Dividere il percorso del Sole in dodici sezioni uguali collegava il moto solare a questo calendario, un sistema matematicamente elegante che è giunto fino a noi. Il fatto che il Sole attraversi in realtà tredici costellazioni non è una contraddizione: segni e costellazioni sono due cose diverse, come spiega l'articolo Segno zodiacale o costellazione?
Come sono arrivati i segni zodiacali in Europa?
Attraverso la Grecia. Dopo le conquiste di Alessandro Magno, il sapere astronomico babilonese confluì nel mondo intellettuale greco, dove si intrecciò con la mitologia e la filosofia: dai dati di osservazione nacquero racconti e interpretazioni. Nel II secolo d.C., Claudio Tolomeo ad Alessandria raccolse le conoscenze astrologiche del suo tempo nel Tetrabiblos, l'opera che influenzò l'astrologia occidentale per oltre mille anni. Anche il tema natale con pianeti, case e aspetti che conosciamo oggi affonda le sue radici qui.
Cosa è cambiato dall'antichità a oggi?
Due cose fondamentali. Prima di tutto, è cambiata la prospettiva: attraverso il mondo islamico, che conservò e affinò il sapere antico, l'astrologia giunse nell'Europa medievale, dove veniva insegnata nelle università e consultata nelle corti principesche, finché la scienza moderna non separò astronomia e astrologia. In secondo luogo, lo zodiaco si arricchì di contenuti: con la scoperta di Urano (1781), Nettuno (1846) e Plutone (1930), alcuni segni acquisirono nuovi pianeti dominatori, e nel XX secolo l'interpretazione si trasformò dalla previsione del destino alla riflessione psicologica su se stessi, l'approccio che anche noi condividiamo.
Da quando esistono gli oroscopi sui giornali?
Da meno di quanto si pensi: la rubrica dell'oroscopo quotidiano è un'invenzione del Novecento. Il punto di partenza è considerato un oroscopo pubblicato su un giornale dall'astrologo britannico R. H. Naylor nel 1930, in occasione della nascita della principessa Margaret. Il successo trasformò l'interpretazione singola in una rubrica settimanale, da cui nacque l'oroscopo del segno solare per tutti. Il motivo per cui questa forma sintetica ha una portata personale limitata è spiegato nell'articolo Cosa può fare l'oroscopo del giorno.
Cosa resta oggi di quest'arte antica?
Più di quanto si immagini: le basi di calcolo sono rimaste le stesse, solo più precise. Un moderno Libro del tema natale utilizza dati astronomici che avrebbero entusiasmato gli studiosi di Babilonia, interpretandoli però con un approccio profondamente cambiato: non come destino prestabilito, ma come specchio per la riflessione su se stessi. Chi legge oggi il proprio tema natale si inserisce in una tradizione di quasi 3.000 anni, con la libertà di decidere in autonomia cosa, di tutto questo, lo riguarda davvero.
KosmosGenie considera astrologia, numerologia e tarocchi come strumenti di riflessione personale e di intrattenimento: uno specchio, non una previsione. Nulla di tutto ciò sostituisce un consulto medico, legale o finanziario.